COMPOSIZIONI DA CAMERA

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Un brano ironico che prende spunti da elementi ritmici e armonici della musica di Astor Piazzolla. Un contrappunto serrato tra le parti, la passione che sprigiona il ritmo del tango e i cromatismi che trasformano le armonie accendono i dialoghi tra gli strumenti. I frammenti introdotti nella prima parte si trasformano in una melodia che passa tra gli strumenti, accompagnata ironicamente da figurazioni in staccato e piccoli frammenti che la interrompono continuamente. Nell’ultima parte del brano tutto si riaccende sul ritmo sincopato del fagotto e i dialoghi riprendono sempre più vigorosi verso un finale movimentato.

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Una composizione molto mediterranea che si ispira ai magici giardini della Magna Graecia dove, in mezzo a tanta bellezza, si plasmava la cultura dell’umanità. Un’arpa sola introduce nell’arcaico modo dorico una melodia, inframmezzata dall’aria delle pause. Come un soggetto di fuga, essa richiama le altre arpe in un intreccio contrappuntistico che modula continuamente dal punto di vista armonico. Dopo un episodio burrascoso di scale e glissandi, un primo punto culminante ci porta verso una seconda seziona più riflessiva. La melodia trasformata viene esposta alternativamente dalle tre arpe in toni diversi su accompagnamenti differenziati ritmicamente. Essa viene smembrata un po’ alla volta in un dialogo tra la prima e la terza arpa mentre la seconda arpa mantiene la pulsazione. L’intensificazione ritmica rende la seconda arpa protagonista in un’ascesi verso il registro acuto, ma dopo aver smorzato i toni ci porta alla ripresa della melodia iniziale, la cui calma malinconica si estende sulle armonie sospese della terza arpa. L’intreccio contrappuntistico viene ripreso tra le arpe ma dura poco, poiché il ritmo incalzante della seconda arpa porta il dialogo verso una chiusura in fortissimo su un accordo sospeso di settima.

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La composizione, come si può immaginare dal titolo, si ispira all’atmosfera di una festa popolare in una piazza del Sud Italia. Non poteva mancare dunque il ricorso alla Tarantella e ai suoi ritmi travolgenti che vitalizzano tutto il brano. Il pianoforte si lancia dall’inizio in un continuum che verrà interrotto solo nella sezione centrale. Gli altri strumenti introducono frammenti melodici che sfociano in vere melodie in stile di tarantella che vengono ripetute diverse volte. Le percussioni marcano tipici ritmi di tarantella con il tamburello basco, le nacchere e il wood block. Ciò che contrasta quest’atmosfera tipicamente popolare è un linguaggio armonico complesso e pieno di urti, molto diverso dalle armonie con pochi accordi delle tarantelle tradizionali. Il ritmo ossessivo e un linguaggio armonico non convenzionale creano una continua tensione nel brano. Nella sezione centrale tutto questo lascia spazio a un’atmosfera più intima ed espressiva. Sembra come se l’inquadratura si fosse spostata dalla festa a una scena intima di due amanti appartati. Le melodie espressive del clarinetto e degli archi vengono accompagnate dagli arpeggi e le armonie soft del pianoforte.  L’obiettivo si sposta di nuovo sulla festa che si presenta ancora più fragorosa e caotica di prima. La danza si accende sempre di più in un accelerando vorticoso verso un finale rumoroso.  

L’atmosfera leggera e piacevole di una serata estiva ispira questa composizione che assomiglia per forma e contenuti a una canzone. Si apre con un’introduzione costruita con suoni sparsi, lasciati vibrare in pianissimo, sopra i quali prende vita una melodia spezzata. I suoni piano piano si avvicinano e formano un continuum ritmico che accompagna e rende vita a una melodia che si muove modulando tra le arpe. Questo canto sfocia in un motivo da ritornello che viene ripetuto diverse volte, imprimendosi facilmente nella memoria di chi ascolta. A conclusione del brano i suoni si scompongono di nuovo, lasciando nell’aria le vibrazioni di una serata magica.

 

Un’ampia composizione che si articola in tre movimenti contrastanti. Il primo movimento ricorda uno stile neoclassico e si caratterizza da un susseguirsi di sezioni contrastanti. Il brano si apre con un motivo introdotto con vigore e all’ottava dal clarinetto e il violoncello, che dialogano con il pianoforte in una sezione dal carattere motorio. Dopo poche battute si passa a una sezione più lirica e instabile armonicamente. Gli elementi di queste due sezioni danno vita a tutto il primo movimento, sovrapponendosi o creando zone di tensione e rilassamento. Gli strumenti vengono spinti ai limiti delle loro sonorità in una tensione a volte quasi espressionistica. Tutto si trasforma in mistero nella sezione finale sulle sonorità delicate del pianoforte che passa dal registro più acuto al grave in pianissimo. Il secondo movimento è un’ampia Romanza dal carattere lirico ed espressivo. Un suono lungo del clarinetto nel pianissimo del registro scuro di chalumeau apre contrappuntato dal violoncello, mentre il pianoforte snocciola sempre in pianissimo una sequenza di accordi sospesi che rimangono nell’aria. Dopo l’introduzione è sempre il clarinetto a introdurre nel registro grave una melodi molto malinconica che si sviluppa, senza fretta, dando vita successivamente a una sezione più movimentata e passionale. Dopo diversi contrasti tra il misterioso e il passionale, il secondo movimento si chiude con sonorità delicate nel registro grave degli strumenti. Il terzo movimento unisce la severità della forma contrappuntistica della fuga con ritmi e sonorità jazz e rock. Si passa cosi dall’asciuttezza contrappuntistica di suoni staccati alle sonorità rock del violoncello che non esita a citare in un divertimento anche una famosa canzone anni 70.

 

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